martedì 26 aprile 2011

Louis Armstrong in una Harley-Davidson

La città è una curva ruvida.
Ma io sono in sella alla mia Harley.
Un brivido cromato.
Una vibrazione di libertà sensuale che parte dal motore e si trasmette al mio sesso.
Non le ho dato nessun nome.
Io non la amo e lei non ama me, io sono il suo padrone. Tutto qui.
Lei è unica. E’ come la voce rauca di Armstrong. Ti graffia l’anima ma ha una sua incomparabile dolcezza.


 
Devi cavalcarla con rabbia a volte. E vedrai che dopo qualche chilometro che la domini la rabbia evapora per lasciare il posto al piacere di sentirti libero sulla strada.

Una curva ruvida è la vita. Ed io non ho un nome, sono solo lo strumento delle mie emozioni.

lunedì 25 aprile 2011

Automobili radioattive... da Fukushima!

Automobili nucleari

Non ci credevo, pensavo fosse una favoletta ma da Fukushima arriva l’ultimo grido della moda: automobili radioattive.

Scream!



E’ un argomento non da ridere e me ne rendo conto perfettamente. La realtà supera sempre la fantasia… fatevi un giro in google e date uno sguardo a cosa succede a Vladivostok in Russia...

domenica 24 aprile 2011

My name is Steve.

Venti anni fa la scena mondiale dei sistemi operativi era divisa tra Macintosh e Windows.
Steve Jobs versus Bill Gates.

Oggi tutto è cambiato.

Ora c’è Mac OS vs Windows 7.
Steve Jobs vs Steve Ballmer.



Microsoft è così abituata a “ispirarsi” ad Apple che anche nel nome del CEO ha messo qualcosa della casa di Cupertino, forse la cosa più importante, il nome: Steve.

Se Ballmer si fosse chiamato Leonardo o George oppure Isaac non sarebbe mai diventato il capo banda della Microsoft. Enigmi informatici degni del Codice da Vinci.

E siccome siamo in un mercato globale, è chiaro che se non ti chiami Steve non puoi diventare CEO di nessuna azienda che produce prodotti di elettronica di successo.

L’importanza di chiamarsi Steve. Lo aveva capito anche Oscar Wilde.